SABATO SANTO – VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA
La veglia Pasquale è la grandiosa celebrazione della Pasqua del Cristo e della Pasqua battesimale del cristiano. Davanti al fedele si apre ora l’orizzonte luminoso della Vita nuova.
La veglia Pasquale è la grandiosa celebrazione della Pasqua del Cristo e della Pasqua battesimale del cristiano. Davanti al fedele si apre ora l’orizzonte luminoso della Vita nuova.
Nel cuore del venerdì santo si erge la figura del Cristo sofferente e morente raffigurato secondo i lineamenti del celebre quarto carme del Servo del Signore (Is 53). In questo canto si disegnano la nascita, la vita, la passione, la morte, la sepoltura e la glorificazione di un personaggio messianico misterioso. È un uomo sfigurato e macerato, eppure il suo dolore non è espiazione di un suo peccato: il castigo sarebbe nostro, il dolore è diventato suo. È una sofferenza feconda, «vicaria», sono cicatrici sanguinanti che paradossalmente ci curano. La sua vita sfocia nel martirio e nel sepolcro, eppure una lapide ideale è posta sulla sua tomba: «Non ha commesso violenza, non vi fu inganno nella sua bocca». Ma la morte non è il definitivo estuario della vita del Servo. Il giusto, infatti, contempla la luce, si sazia della conoscenza di Dio e davanti al Signore egli riconduce tutti gli uomini che sono stati salvati dal suo sacrificio espiatorio.
Il testo dell’Esodo recita: “Ecco un qual modo lo celebrerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore.” La fretta non significa il tempo necessario per mangiare la Pasqua, il rito dura tutta la notte. Ma la fretta che dobbiamo avere per decidersi della conversione a Dio, Padre.
Gesù a Gerusalemme, entra in sella a un’ asino, la cavalcatura del re. Davide, Salomone, Assalonne. Mite e umile, non violento e re assoluto, come furono, gran parte dei re di Israele. Il suo agire è Parola dì Dio. E il suo soffrire è una parola per noi, ché ci interpella, la folla si domanda chi è costui? E noi?
Il vangelo di Giovanni ci presenta la famosa pagina della resurrezione di Lazzaro. Gesù dice di sé stesso: io sono la resurrezione e la Vita, e chiede a Marta, la sorella del morto, e a noi, credi tu questo? Cosa rispondiamo?
Quarta domenica di Quaresima: il cieco nato. Io sono la Luce del mondo dice Gesù. Ora questa affermazione è ripetuta con una dimostrazione pratica, dando la vista a un cieco dalla nascita. Chi fa quello che dice è veritiero. Gesù dice di essere la Luce e lo dimostra dando la vista al cieco.
Già la Chiesa degli inizi utilizzava le ultime domeniche di quaresima per preparare i catecumeni al battesimo nella veglia di Pasqua. Questa domenica il tema principale è l’acqua, simbolo di vita, del battesimo e dello Spirito Santo. La prima lettura parla dell’acqua sgorgata dalla roccia. I salmi identificano Dio con la roccia, l’acqua è la Vita che Lui dona. Il vangelo parla della Samaritana, che un po’ alla volta scopre Gesù come viandante, signore, profeta, il Messia e il Salvatore del mondo.
Gesù è la sorgente d’acqua viva, lo sposo che cerca la sposa infedele per darle il suo amore. In lui di compie il vero culto: l’amore verso il Padre, che alimenta quello verso i fratelli, senza distinzioni religiose, etniche o culturali.
La voce di Dio Padre è al centro della vita di Gesù, è la Voce che proclama la sua figliazione divina. La voce quindi è la grande proclamazione che il Padre fa della vera realtà messianica e divina del Figlio. I discepoli sono invitati a scoprire chi sia veramente Gesù, e camminare con Lui verso la Pasqua, pur percorrendo l’itinerario oscuro della passione.
Nel Vangelo delle tentazioni di Gesù il Messia non si compromette con un messianismo politico proclamando la sua totale dedizione al progetto del Padre, un progetto di amore e di donazione, non di potere e di sopraffazione.
Mercoledì delle ceneri, inizio della Quaresima. Il profeta Gioele, seguendo l’antica linea tradizionale profetica, il promulgatore della solenne liturgia penitenziale ne scopre il vero senso: la conversione del cuore attraverso il digiuno, il pianto e il lamento. Bisogna lacerare il cuore e non le vesti. Gesù, nel vangelo di Matteo, si farà eco del profeta Gioele quando dirà ai suoi discepoli: quando digiunate…