Nel cuore del venerdì santo si erge la figura del Cristo sofferente e morente raffigurato secondo i lineamenti del celebre quarto carme del Servo del Signore (Is 53). In questo canto si disegnano la nascita, la vita, la passione, la morte, la sepoltura e la glorificazione di un personaggio messianico misterioso. È un uomo sfigurato e macerato, eppure il suo dolore non è espiazione di un suo peccato: il castigo sarebbe nostro, il dolore è diventato suo. È una sofferenza feconda, «vicaria», sono cicatrici sanguinanti che paradossalmente ci curano. La sua vita sfocia nel martirio e nel sepolcro, eppure una lapide ideale è posta sulla sua tomba: «Non ha commesso violenza, non vi fu inganno nella sua bocca». Ma la morte non è il definitivo estuario della vita del Servo. Il giusto, infatti, contempla la luce, si sazia della conoscenza di Dio e davanti al Signore egli riconduce tutti gli uomini che sono stati salvati dal suo sacrificio espiatorio.
XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Intorno al Messia qui rappresentato si trova tutta una folla di persone semplici, di umili e di sofferenti che in Lui troveranno ristoro. La comunità dei piccoli ché ha scoperto i misteri del Regno. E se vuole raggiungere il riposo dalle sue fatiche, deve seguire la strada di Gesù.