XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Il Vangelo di Matteo ci propone uno scambio: i benpensanti i formalisti, i perfetti, divengono ribelli. Mentre i ribelli rinnegano il passato e si pentono.
Il Vangelo di Matteo ci propone uno scambio: i benpensanti i formalisti, i perfetti, divengono ribelli. Mentre i ribelli rinnegano il passato e si pentono.
I farisei i giusti, gli separati, questo vuole dire, i primi, si scandalizzano che Gesù offra la stessa salvezza anche ai peccatori, gli ultimi. Dimentichi di quello che dice il salmo; Stare sulla soglia della tua casa è meglio che abitare nella casa degli empi.
Il vangelo di questa domenica ha il suo commento nella preghiera del Padre, Nostro, perdona a noi le nostre colpe come anche noi perdiamo ai nostri debitori. E Gesù stesso commenta questa petizione del Padre Nostro: se voi non perdonerete nemmeno il Padre vostro perdonerà a voi.
Gesù è come il buon pastore, è anche il Figlio: guadagna i fratelli alla misericordia del Padre accogliendo i peccatori e convincendo di peccato quelli che si ritengono giusti. La Chiesa ha ricevuto lo stesso potere di Gesù, e deve usarlo allo stesso modo.
All’immagine gloriosa del Messia, l’altra domenica, Gesù vuole che i suoi apostoli associno anche quella del Servo sofferente di Isaia profeta. La piena disponibilità che ha lui nei confronti del Padre, la devono avere anche i suoi discepolo, noi.
Il Vangelo ci presenta la chiamata di Pietro, il Signore chiede con umiltà ai discepoli: Chi sono Io? La risposta personale a questa domanda costituisce il discepolo. Il cristianesimo non è un ideologia, una dottrina o una morale, ma il mio rapporto con Gesù. il mio Signore ché amo come luì mi ama.
La prima lettura e il Vangelo ci invitano a diventare sensibili ai valori altissimi disseminati nelle varie regioni, è indispensabile superare le strette barriere delle comunità ristrette, per annunciare a tutte le genti, le persone, il Vangelo.
La resurrezione di Cristo è la primizia, segue quella di coloro che sono di Cristo, Maria in primis, quindi la fine, cioè il recupero di tutto l’essere nella vittoria sulla morte. Così Dio sarà tutto in tutti.
Il vangelo di oggi ci presenta la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il gesto compiuto da Gesù è descritto tenendo presente la sequenza degli atti della cena pasquale: alzare gli occhi al cielo, pronunziare la benedizione, spezzare e dare i pani. Agli occhi di Matteo la mensa nel deserto diventa l’anticipazione della cena eucaristica.